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Riflessioni e dubbi attorno alla vicenda di Bibbiano

Bibbiano

Un gruppo di lavoro di professionisti che operano nell’ambito della protezione dei bambini ha prodotto il documento RIFLESSIONI E DUBBI che vuole offrire alcune riflessioni e porre alcuni dubbi in merito alla vicenda di Bibbiano. Il documento è scaricabile e si può sottoscrivere compilando il form qui sotto. A seguire è possibile leggere una sintesi del documento.

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Sintesi

Sul caso Bibbiano s’è imposta una verità mediatica fatta di accuse terribili, condanne e sentenze emesse senza contraddittorio, istigazione all’odio e alla gogna con un attacco pesantissimo agli affidamenti e a tutto il sistema sociale della tutela dei bambini. Se è vero che la famiglia deve essere sostenuta e difesa come istituzione con gli adeguati sostegni economici, sociali, psicologici ed educativi, è anche vero che non sempre la famiglia garantisce i livelli minimi di tutela e di garanzia per una crescita sana dei figli. L’effetto Bibbiano produce celebrazione della “famiglia naturale”, intesa come famiglia ideale, al riparo da qualsiasi rischio e da qualsiasi problematizzazione. Si diffondono effetti di paura e di inibizione tra gli operatori chiamati ad occuparsi di minori maltrattati: si intensificano atteggiamenti non solo di legittima cautela, ma anche di evitamento, di omissione e di fuggi-fuggi per il timore di essere colpiti dagli attacchi di chi si sente sempre più forte per contrastare l’emersione di qualsiasi violenza all’infanzia.

Le ricerche quantitative sull’estensione dell’abuso sessuale sui minori indicano un fenomeno molto esteso e sommerso, che pone una questione di salute pubblica d’importanza prioritaria, una questione che tende ad essere dimenticata dall’agenda politica. L’emersione del problema risulterebbe psicologicamente, socialmente e politicamente molto disturbante. Il riconoscimento dell’estensione degli abusi e della gravità delle conseguenze che ne derivano comporterebbe scelte a cui la comunità politica e sociale non sono oggi in grado o non sono ancora preparate ad affrontare ed obbligherebbe ad investimenti adeguati, oggi impensabili, nella prevenzione, nell’educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole, nella formazione degli operatori, negli interventi di diagnosi e cura. Non sembra emergere affatto un’anomalia dei dati della Val d’Enza (20 ottobre 2016) rispetto alla media nazionale, fotografata da una ricerca del Garante dell’Infanzia, di Terres des Hommes e del CISMAI.

Il maltrattamento nel corso dell’infanzia procura, oltre ai gravi danni di salute mentale e fisica per il minore, anche una spesa rilevante per la società, richiedendo interventi diretti di protezione o cura delle vittime e producendo costi stimati in 13,056 miliardi all’anno che gravano sul bilancio pubblico (lo 0,84% del Pil.
A Bibbiano era stato attivato un centro specialistico per il trattamento dei bambini maltrattati ed abusati, la cui attività è stata documentata da due convegni. Certamente l’indagine giudiziaria dovrà accertare l’eventuale commissione di gravi errori diagnostici o di reati, ma è indubbio che il progetto sociale di Bibbiano aveva avviato, un’iniziativa per curare i traumi dei bambini vittime di violenza, ponendosi il problema fondamentale che è quello non solo di interrompere la violenza sui più piccoli, ma anche quello di curare le ferite della loro anima per evitare le conseguenze costose e distruttive che un trauma non curato produce nel tempo per la salute del bambino e per l’interesse della comunità sociale.

Per quanto è possibile dedurre, obiettivi, fasi e metodi coerenti con quanto proposto e sperimentato nella comunità scientifica internazionale erano praticati dagli psicoterapeuti a Bibbiano. Assodato il solido fondamento di obiettivi e metodi, resta da verificare se l’applicazione degli stessi sia avvenuta correttamente. Tuttavia, per arrivare a una credibile verifica di una psicoterapia occorre conoscere i presupposti teorici e tecnici specifici di quella psicoterapia e considerare l’intero percorso di cura, e non citazioni estrapolate dal contesto. Infatti qualsiasi seduta di psicoterapia potrebbe essere liquidata come qualcosa di folle o di ridicolo, se venisse presentata a partire da frasi selezionate e sganciate dalla scelta motivata operata di volta in volta dal terapeuta nella cornice teorica e tecnica di riferimento, nonché dal movimento relazionale e dal flusso comunicativo nelle quali sono inserite.

Ogni forma di psicoterapia, soprattutto se centrata sul trauma, mira a favorire il recupero e l’integrazione dei ricordi più penosi e dunque più disturbanti che sono stati rimossi o dissociati nella mente del paziente. Studi sempre più approfonditi dimostrano gli effetti lesivi degli eventi traumatici nel breve e nel lungo periodo, sul piano corporeo e neurofisiologico, sul piano del funzionamento psichico e cognitivo. Sta crescendo un forte interesse scientifico degli studiosi e degli psicoterapeuti nei confronti della sofferenza dei bambini e degli adulti traumatizzati e nei confronti del loro bisogno di riconnettersi alla memoria delle violenze patite. Risulta sempre più chiaro alla teoria e alla clinica che è indispensabile aiutare la vittima a riattraversare sul piano narrativo ed emotivo il trauma per favorirne il recupero psichico e sociale.

Aiutare il paziente a rafforzare la memoria dei ricordi traumatici non comporta affatto l’induzione di falsi ricordi. E’ stata dimostrata la possibilità di indurre in un bambino il falso ricordo di un episodio “plausibile” (per es. lo smarrimento in un supermercato mai avvenuto), ma non si è mai riusciti a dimostrare in chiave sperimentale la possibilità di instillare un falso ricordo di un episodio “non plausibile”, cioè di un episodio eccezionale, implicante oltretutto un contatto corporeo e violento. Molti “esperti” insistono nell’assolutizzare la suggestionabilità dei bambini, presentati sempre come testimoni fragili, compiacenti, manipolabili, facilmente inducibili a costruire falsi ricordi.
Certamente è importante non porre ai bambini domande suggestive, ma le domande suggestive possono al massimo indurre nel bambino errori riguardanti la memoria dei dettagli periferici, mentre non hanno il potere di determinare un’alterazione della memoria autobiografica introducendo ex novo il falso ricordo di un evento traumatico).

Da sempre la verità dei traumi sessuali subiti dalle donne e a maggior ragione dai bambini fa fatica ad emergere nella famiglia e nella società. Da sempre le vittime riescono con grandi difficoltà a trovare la forza di parlare e di essere credute. A fronte della crescita dei processi di rivelazione degli abusi, sono aumentate le resistenze e le ostilità nei confronti degli psicoterapeuti e di tutte le figure sociali che forniscono ascolto ed aiuto alle vittime. Lo svelamento delle violenze sommerse, subite dalle donne e dai bambini, è una verità socialmente insopportabile. La risposta più frequente è quella di tentare di dimostrare che le vittime sono bugiarde, mentalmente deboli e suggestionabili.
Sulle madri, oltre che sugli psicoterapeuti e sugli operatori che sostengono i bambini, si addensano i sospetti e le accuse di aver suggestionato i bambini quando questi rivelano delle violenze.
Contrastare la violenza sessuale sulle donne e contrastare la violenza sessuale sui bambini e sugli adolescenti rappresentano due impegni convergenti e sinergici perché hanno il medesimo bersaglio: la cultura patriarcale, che impone in modo autoreferenziale il proprio desiderio e il proprio dominio sui soggetti deboli, legittimando lo sfruttamento sessuale della donna e del bambino.

Il rischio di trovarsi di fronte a falsi positivi deve essere sempre preso in considerazione da parte dell’operatore che lavora con bambini vittime di violenza. Se è presente una sintomatologia vasta e preoccupante che rinvia all’abuso non è possibile falsificare completamente l’ipotesi dell’abuso:

  • a partire dalla presenza di aspetti conflittuali ed ambivalenti dei vissuti emotivi del bambino;
  • a partire dal semplice fatto che il bambino non riesce a parlare in audizione protetta (possono infatti esistere ostacoli interni/esterni che possono impedirgli di parlare);
  • a partire da un’eventuale ritrattazione.

La questione dei falsi abusi è complessa e va affrontata correttamente. Innanzitutto bisogna chiarire cosa si intende per falsa denuncia: è necessario, infatti, distinguere le false accuse mosse intenzionalmente e consapevolmente dall’accuse, frutto di fraintendimento, e soprattutto dalle accuse che non si riescono a chiarire e rimangono non provate.
Diverse ricerche evidenziano che:

  • le denunce di abuso o di maltrattamento fatte nel corso dei procedimenti per la custodia dei figli sono infrequenti e non superiori alle denunce presentate in fasi diverse della vita;
  • la percentuale di false denunce è limitata;
  • buona parte delle denunce presentate (anche in fase di separazione coniugale) si rivela fondata;
  • è presente una certa percentuale di denunce non provate mosse da fraintendimento;
  • è alta la percentuale di denunce non provate, ovvero tutte quelle denunce mosse sulla base di un autentico e sincero sospetto, ma che non riescono a venir provate nel corso dell’iter giudiziario (e che potrebbero, quindi, costituire in realtà dei falsi negativi).

Molti professionisti negano ancora spesso l’esistenza e l’ampiezza di questo fenomeno, incapaci di accettare che molte delle accuse di abuso sessuale possano essere vere. Spesso si preferisce pensare che gli adulti siano falsamente accusati piuttosto di riconoscere che i bambini sono stati abusati sessualmente e poi screditati. Nella vicenda di Bibbiano è stato messo sotto processo l’atteggiamento empatico accusato di per sé di risultare suggestivo costringendo i bambini a rivelare abusi inesistenti. Ma l’empatia è l’esatto contrario della suggestione e rappresenta il principale fattore che contribuisce all’efficacia di una psicoterapia. L’empatia e l’intelligenza emotiva possono aiutare un bambino a mettere in parola un segreto indicibile, ma in qualche caso possono eventualmente aiutare un bambino a liberarsi dal peso di una falsa accusa. L’ascolto empatico mette a proprio agio l’interlocutore, favorendo per quanto possibile un rapporto di fiducia, che amplia nel bambino la possibilità di aprirsi.

Le tecniche di gioco e di drammatizzazione sono abitualmente utilizzate nella psicoterapia dei bambini in generale e nella psicoterapia del trauma in particolare. Il bambino ha necessità di esteriorizzare nell’attività di gioco il proprio mondo interno, fatto di bisogni, di vissuti emotivi, di ricordi, di conflitti intrapsichici.
E’ il bambino stesso a gestire e a controllare e ad utilizzare il gioco psicodrammatico per poter reagire alle figure negative, presenti nella sua mente, che sono state rappresentate nel gioco stesso e per poter esprimere i propri bisogni emotivi. Chi non partecipa al gioco psicodrammatico e lo guarda dall’esterno deve evitare l’errore grossolano di confondere una comunicazione che riguarda il piano simbolico (per es. la rappresentazione di una figura di un animale o di una figura aggressiva, significativa del mondo interno del bambino) con una comunicazione che il terapeuta compie sul piano reale.

In base alle nuove disposizioni ed indicazioni delle convenzioni e dei progetti internazionali occorre concepire ed impostare tutto il percorso processuale penalistico dal punto di vista del minore, dell’interesse superiore del minore e del rispetto dei suoi diritti (art. 30 della Convenzione di Lanzarote), con la stessa priorità data all’imputato. L’assistenza educativa e psicologica al minore, la tutela della sua sicurezza, la protezione e l’accompagnamento durante tutto l’iter giudiziario, dalle audizioni alla tutela legale e risarcitoria, il diritto alle cure tempestive e alla terapia devono armonizzarsi con le esigenze del giusto processo.

E’ stato contestato ad alcuni psicologi indagati il mancato rispetto della Carta di Noto, nella loro attività di psicoterapeuti. Ora la Carta di Noto contiene linee guida che intendono orientare esclusivamente il lavoro psicologico-forense dello psicologo e non certo il lavoro terapeutico e di assistenza psicologica del bambino al percorso giudiziario. In secondo luogo la Carta di Noto non solo non è una legge dello Stato, ma addirittura si oppone al quadro normativo che garantisce il diritto alla terapia al bambino coinvolto nell’iter giudiziario. La Carta di Noto contiene da un lato indicazioni che trovano ampio consenso, dall’altro indicazioni discutibili e fortemente discusse e criticate, anche in ambito giudiziario per es. da diverse sentenze della Suprema Corte di Cassazione. Non hanno valore scientifico le affermazioni della Carta di Noto che svalutano in maniera aprioristica e pesante la competenza mnemonica del bambino o che rispondono alla finalità adultocentrica di invalidare il più possibile le capacità testimoniali dei bambini. Negare poi agli psicoterapeuti la possibilità di riconoscere clinicamente la sindrome post-traumatica nei bambini vuol dire sottrarre un possibile supporto diagnostico alle dichiarazioni del bambino riguardanti eventuali violenze subite.

Nel caso di Bibbiano si afferma che sarebbero stati riproposti dagli psicoterapeuti metodi suggestivi, già utilizzati nella vicenda della Bassa Modenese di venti anni fa. In questa vicenda 16 minori furono allontanati dalle famiglie e l’inchiesta giudiziaria condusse a plurime sentenze di condanna, fondamentalmente confermate sino in Cassazione. Secondo la ricostruzione giornalistica di Veleno nella vicenda della Bassa Modenese questi allontanamenti furono ingiusti ed ingiusta fu la condanna. In realtà in quella vicenda l’accertamento giudiziario attraverso i tre gradi di giudizio ha concluso che le vittime di questa vicenda sono i bambini e che gli abusi sessuali sono avvenuti.
Ora l’accertamento della commissione dei reati si compie nelle aule di giustizia e non può essere rielaborato in contrasto con giudicati penali di condanna, dando voce, senza alcun contraddittorio, ad alcuni testi e protagonisti della vicenda, alcuni dei quali anche condannati in via definitiva per delitti gravissimi.
L’inchiesta Veleno ignora le testimonianze delle piccole vittime di quegli abusi, che vengono presentati come invenzione fantastica. Queste piccole vittime, oggi diventate adulte, a decenni di stanza continuano a ribadire con coerenza la verità dei traumi patiti e degli abusi raccontati.

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